Martedì, 06 Dicembre 2011 18:25

"Io Amo L'Italia" L. Freed

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Titolo: Io amo l’Italia

Prefazione: Michael Miller

Edizioni: Admira - MI

215 Pagine

190 riproduzioni in B/N

Costo: € 38.25 (IBS.it)

 

Premetto non conosco a fondo questo fotografo, per fortuna su insistenza di un amico, Claudio, sono andato a vedere la sua mostra alla Fondazione Stelline in Corso Magenta 61, Milano (fino 08/01/2012).

Sinceramente ci sono andato prevenuto pur sapendo che Freed ha fatto parte della mitica Magnum, pensavo al solito fotografo americano che era venuto nel nostro paese come meta “esotica” per descrivere in parte i nostri stereotipi.

Nulla di tutto ciò, già dalle prime fotografie, fatte principalmente nella Little Italy dove risiedeva negli anni cinquanta si nota una ricerca più antropologica sui costumi ed usanze delle persone, donandoci una visione del tutto normale quasi confidenziale degli emigrati in America e nel suo susseguirsi del nostro paese, girato in lungo e largo, Sicilia,Firenze, Venezia, Milano, fino ad arrivare a Roma progetto purtroppo incompiuto, muore nel 2006.

Il catalogo, oggetto di questa recensione, riproduce e aggiunge immagini alle cento in esposizione tracciando un percorso fatto negli anni nel nostro paese.

La stampa delle riproduzioni sul catalogo è discreta ma come diceva lo stesso Freed, “se si cerca troppo la perfezione si può perdere l’istinto vitale della scena che si sta raccontando” (o ammirando, aggiungo io) e in questo caso il catalogo riproduce quasi fedelmente questa sua convinzione ridandoci delle stampe ben curate ma con le imperfezioni tipiche dell’editoria.

Il catalogo comunque e ben composto con una prefazione critica di Michael Miller, non prolissa e convincente nella descrizione di Freed come uomo e come fotografo e in coda un’altrettanto concisa cronologia per sommi capi, collaborazioni, riviste, articoli, ecc..

Le fotografie non sono sequenziali per data ma miscelate (un piccolo appunto le didascalie sono un po’ troppo ermetiche) questo per dare risalto al pensiero del fotografo che non si riteneva un fotogiornalista, che non interveniva sugli avvenimenti ma sulle loro cause, le persone.

Freed si riteneva un artista immerso nella scena fotografata e ne faceva parte attiva ma allo stesso tempo ne voleva assolutamente rimanere neutro senza dare una posizione politica, sociale, ecc. insomma viveva il momento con le persone ritratte e per questo in molte fotografie che vengono riprodotte in questo catalogo si ha a netta sensazione che lui sia li come una persona di famiglia, compagno di lavoro o di gioco.

Nelle sue immagini ci vedo molto Henri Cartier Bresson ma con la freschezza di una nuova visione se vogliamo, concedendomi il termine, di moderno, dinamico e ancora più immerso nello sguardo risolutore (?) del divenire, non a caso nulla apparentemente cambia dalle sue fotografie degli anni cinquanta a quelle del secolo odierno, la stessa macchina fotografica, la stessa pellicola in bianco e nero, lo stesso cuore, occhio, pensiero, in breve il suo stile che ha mantenuto inalterato e profondo per tutta la sua carriera e vita.

Sicuramente è un buon libro per incominciare a studiare la fotografia di Freed, non troppo impegnativo (ma assolutamente non superficiale ne banale) ma sicuramente meno intenso,penso, di altre sue pubblicazioni come Black in White America sulla condizione razziale nel suo paese oppure The Spectre of Violence sulla disgregazione di NY e la violenza della sua polizia, come pure dei lavori pubblicati sugli ebrei ortodossi (Freed era ebreo) e delle guerre storiche nel medio oriente.

Personalmente consiglio l’acquisto di questo libro perché attraverso le immagini di Freed possiamo vedere il nostro paese da un altro punto di vista, di un uomo e un fotografo veramente innamorato del nostro paese senza cadere nel banale luogo comune.

Buona lettura e visione

Lino (Il Cubano)

Letto 1521 volte Ultima modifica il Venerdì, 27 Marzo 2015 23:13
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