Martedì, 14 Maggio 2013 19:10

Gianni Berengo Gardin "Storie di un fotografo"

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Autore: Denis Curti

Editore: Marsilio (collana cataloghi) 205 pag. 140 Riproduzioni in bianco e nero

Costo: € 35 (IBS.it)

Prima di parlare di questo libro vorrei fare una piccola riflessione personale. Gianni Berengo Gardin è il fotografo a cui sono più legato nel panorama fotografico, vuoi per attinenza con il suo fotografare, vuoi perché le nostre vite, casualmente e no, si sono incrociate diverse volte.Tutto ha inizio tanti anni fa ad una fiera della fotografia, io giovane ed inesperto, con la voglia frenetica di fotografare, e lui già tra i grandi della fotografia italiana e non solo.Mi ero recato a quella kermes su sollecitazione di mia moglie stanca di vedere decine di fotografie belle ma chiuse in un cassetto, e va detto che al tempo (stupidamente e con presunzione) non leggevo ne libri fotografici ne tanto meno andavo a visitare mostre fotografiche, non volevo essere influenzato da altre visioni, volevo essere a tutti i costi originale (?).

Comunque feci una selezione di fotografie, dieci, le impaginai con cura, la stampa era al massimo, la selezione mi piaceva molto e parlavano di Milano dei tanti cambiamenti che la mia città subiva.Quando arrivai per farmi leggere il mio portfolio una gentile signorina mi avvisò che il fotografo con cui avevo l’appuntamento non era disponibile e se era di mio gradimento in sostituzione ci sarebbe stato Berengo Gardin, io accettai, non lo conoscevo per via della mia ostinazione, sorridente e sicuro del mio lavoro mi sedetti di fronte a lui, e lui, altrettanto gioviale mi osservava, con quegli occhi fermi e gentili.Dopo qualche convenevole di rito, abbassò gli occhi ed incominciò a sfogliare, io lo scrutavo, ma non riuscivo a percepire nulla, il suo sguardo era concentrato ma non lasciava trapelare nulla, il suo ritmo nello sfogliare le pagine era costante.Quando finì i suoi occhi mi tornarono a fissare, solo dopo qualche istante mi chiese informazioni sulle fotografie del perché avevo scelto quel tipo d’immagini, perché le avevo scattate con quell’inquadratura, il suo tono era deciso ma comprensivo, ritornò a guardare le mie fotografie, ed ora qualche commento lo fece.Quando finì e mi riporse il lavoro declinò quelle parole che da allora sono il mio tormento, “con queste dieci belle fotografie cosa hai voluto raccontarmi?”, neanche la mia sfrontata giovinezza e passione per la fotografia riuscirono a farmi dire una parola, non sapevo come rispondergli , ora direi, muto a causa della mia ignoranza, ma non si limitò a dirmi solo quelle tombali parole le argomentò mi disse come un fotoreporter prepara i suoi lavori, che approccio deve avere con la ripresa fotografica, ecc., ecc, come raccontare una storia, penso che in un quarto d’ora mia abbia raccontato la sua vita di fotoreporter.Uscì da quell’incontro piangendo, senza vergognarmi di farlo, pensando che la fotografia non sarebbe mai stata in nessun caso e in nessuna forma parte della mia vita, del mio stile di vita.Questo incontro, dopo un periodo di frustrazione, fu fondamentale per me, da li incominciai a studiare la fotografia, gli autori, mi iscrissi ad una scuola ed ebbi la fortuna di conoscere altri “fari” della fotografia, il mio professore “Giovanni Chiaramonte” e “Luigi Ghirri”, grazie alle parole di un uomo che ha negli occhi e nel cuore quella grande capacità di sintesi di raccontare il mondo attraverso le immagini ho scoperto la fotografia e il raccontare per storie.Con Berengo Gardin gli incontri negli anni successivi sono stati molteplici, a qualsiasi conferenza ove lui intervenisse io partecipavo, gli ponevo domande, cercavo risposte risolutive, cosa a cui lui non si è mai tirato indietro, sempre pronto ha donare come un buon artigiano coscio di tramandare un “mestiere”, il più bello del mondo.Sicuramente Gianni non si ricorderà di me neanche di quegli incontri privati nel suo studio, che fortuna volle scoprii a poche centinaia di metri da casa mia, io ero un giovane impertinente, pieno di voglia caotica, ma probabilmente senza quel talento che lui (forse) desiderava.Per quanto detto scrivere su Gianni Berengo Gardin, mi mette gioia ma anche mi fa riaffiorare quel timore reverenziale che ebbi dal primo momento che lo guardai negli occhi.Questo fotolibro voglio dirlo subito non è un suo libro è un catalogo della mostra fotografica svoltasi a Venezia in un luogo stupendo la Cà dei Tre Oci, mostra veramente bella che condensava in centotrenta stampe da negativo tutta la sua carriera fino ad oggi.Penso che sia stato un lavoro immane scegliere tra le centinaia di migliaia di fotografie significative stampate per rappresentare il suo lavoro, mi piace pensare che questo libro e la mostra siano un indice (temporaneo) di una grande carriera, fatta da più di duecento pubblicazioni, trecento mostre, collaborazioni con giornali e riviste, Panorama (di Pannunzio) e Turing Club Italiano, monografie per aziende, Fiat, Olivetti, IBM,ecc. ecc.

E comunque un bel libro curato da Curtis con una bella prefazione di Italo Zannier, la visione e “semplice” e le didascalie sono veloci e immediate, come un fotoreporter appunta nel suo taccuino, sicuramente è un libro da comprare visto il costo abbastanza contenuto, che certamente da una buona panoramica sulle opere dell’autore e potrebbe fare crescere dentro di noi la voglia di acquistare qualche suo libro.La riproduzioni delle immagini è sullo standard dell’editoria italiana, non è male ma non è neanche eccelsa, e per chi avesse visto la mostra sicuramente non sfuggirà la differenza tonale di alcune di esse con la stampa originale, e se devo fare un appunto la scelta d’impaginare alcune immagini su doppia pagina fatta personalmente da Berengo Gardin mi lascia un po’ di amaro in bocca, ma questa è una considerazione molto personale, sulla buona lettura di una fotografia.Sicuramente è un libro che consiglio a tutti coloro che praticano la Street e il fotogiornalismo, a tutti coloro che nella fotografia cercano il massimo del dettaglio, nitidezza, alla ricerca di una perfezione che in natura non esiste, qui ( e nei suoi libri tematici) si potrà ammirare come la grana, la “grana grossa” sia parte integrante delle sue storie.

Buona Vita

Lino (Il Fotomaniaco)

Letto 1346 volte Ultima modifica il Venerdì, 27 Marzo 2015 23:18
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